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Intervista a Pia Marconi – Dipartimento
funzione pubblica
Per capire cosa vuol dire, concretamente, che le amministrazioni ci
“mettono la faccia” presentiamo, di seguito,
un’intervista a Pia Marconi, Direttore Generale
dell’Ufficio per il programma di modernizzazione,
responsabile del progetto “Mettiamoci la faccia”
(luglio 2009)
D: "Mettiamoci la faccia" ha avuto avvio da quasi 4 mesi: si
può fare un bilancio sull’andamento
dell’iniziativa?
R: Sicuramente si può fare un primo bilancio e si tratta,
complessivamente, di un bilancio positivo. Le amministrazioni
stanno dando una buona risposta: le sedi della sperimentazione
erano cinque a marzo e ora sono oltre cento e prevediamo che
saranno almeno centottanta entro la fine dell’anno.
Trattandosi, in molti casi, di amministrazioni che hanno diverse
sedi territoriali, sono 450 gli sportelli sottoposti al giudizio
attraverso gli emoticon e diventeranno 1800 alla fine
dell’anno. Ci sono amministrazioni, come Aci o Inps, che
utilizzeranno gli emoticon in tutti i loro sportelli entro la
metà del prossimo anno. E i cittadini rispondono: si pensi che
la media giornaliera dei giudizi espressi è passata, in questi
mesi, da 1660 a 7260. E’ ovvio che diffondendo gli emoticon
anche sui servizi on line il bacino di utenza si è ampliato
notevolmente. Sono numeri importanti, secondo noi. E, oltre tutto,
i giudizi sono, in gran parte, positivi.
D: E’ complesso aderire a "Mettiamoci la faccia"? Quali sono
i passaggi critici da presidiare?
R: Prendere parte al progetto non è complicato ma richiede
alcuni passaggi-chiave a partire dalla verifica di varie condizioni
di contesto che aiutano a comprendere le possibilità di
utilizzo di questa modalità di rilevazione della customer
satisfaction. In primo luogo, l’amministrazione deve
conoscere le Linee guida dell’iniziativa, disponibili su
questo portale, nelle quali sono specificate le modalità di
partecipazione, gli ambiti di applicazione degli emoticon, e gli
impegni che l’amministrazione assume prendendo parte
all’iniziativa E’ necessario che
l’amministrazione sia consapevole dell’impatto di
questo tipo di rilevazione sul personale, sui cittadini e, in
generale, sulla gestione dei servizi. Tale modalità di
rilevazione, infatti, va applicata in ambiti in cui sono
disponibili le risorse (umane, strumentali e materiali) necessarie
ad intervenire in modo efficace per migliorare la gestione del
servizio nel caso in cui questo risultasse insoddisfacente per gli
utenti. Insomma aderire all’iniziativa non deve essere una
decisione estemporanea ma una scelta consapevole e coerente con la
strategia dell’amministrazione per il miglioramento della
qualità dei servizi.
Per aderire a “Mettiamoci la faccia”,
l’amministrazione deve sottoporci il proprio piano di
sperimentazione, attraverso la compilazione di un form disponibile
su questo portale. Il piano di sperimentazione compilato viene
validato dallo staff di progetto, dopo di ché le
amministrazioni che intendono partecipare alla sperimentazione
sottoscrivono una dichiarazione di adesione e a quel punto fanno
ufficialmente parte dell’iniziativa.
Ma ciò può avvenire solo dopo che l’amministrazione
ha deciso quali servizi, quali canali di erogazione, quali sedi e
quali sportelli (nel caso di erogazione face to face) saranno
oggetto di rilevazione della customer attraverso gli
emoticon.
D: Che tipo di assistenza il DFP mette a disposizione delle
amministrazioni che vogliono aderire?
R: Per facilitare lo start-up della sperimentazione abbiamo
previsto una sezione dedicata all’iniziativa su questo
portale, dove, oltre alle Linee guida ed al form per la
compilazione del piano di sperimentazione, è disponibile una
checklist da seguire attentamente prima della compilazione del
piano di sperimentazione. All’interno del sito, inoltre, si
trovano informazioni e materiali relativi alle esperienze già
in corso presso le amministrazioni che hanno aderito per prime alla
sperimentazione e Faq che vengono aggiornate periodicamente. La
checklist è uno strumento molto importante che guida
l’intero processo decisionale, e consente
all’amministrazione di raccogliere tutte le informazioni
necessarie per la compilazione del piano di sperimentazione.
Sicuramente per le amministrazioni anche i momenti di incontro e
confronto diretto, come la Convention che si è tenuta a Roma
il 2 luglio scorso, sono occasioni importanti di
apprendimento.
Una volta che l’amministrazione ha avviato la sperimentazione
ha poi accesso ad un’area riservata del sito, nella quale si
trovano un forum di discussione e confronto e altri materiali di
approfondimento.
Inoltre, in collaborazione con Consip, è stata inserita una
specifica linea di offerta sul Mercato elettronico per la Pubblica
Amministrazione (MePA) per facilitare il reperimento delle
forniture necessarie all’avvio della sperimentazione,
attraverso il portale www.acquistinretepa.it.
D: Come si integra "Mettiamoci la faccia" con altre modalità
di analisi e ascolto dell’utenza?
R: Tenendo conto anche delle esperienze in atto, si può dire
che gli emoticon sono facilmente integrabili con le altre
modalità di rilevazione e di ascolto. Osservare come,
quotidianamente, viene percepito il servizio offerto consente di
avere una “spia” che si accende quando le
criticità diventano un elemento costante. Questa
“spia” può essere l’occasione per
approfondire le criticità percepite dagli utilizzatori del
servizio. A partire dagli esiti degli emoticons, cioè, si
può decidere di realizzare un’indagine di customer
satisfaction più articolata oppure di approfondire
l’analisi delle criticità attraverso indagini
qualitative. E’ importante, comunque, che le strategie di
miglioramento della qualità dei servizi e di customer care
siano declinate all’interno delle singole amministrazioni.
Per altro ci sono già esperienze interessanti come quella di
Inps, che ha collegato il data base degli emoticon (raccolti
attraverso i diversi canali di erogazione dei servizi) con il
sistema di CRM.
E’ comunque utile che l’amministrazione integri diversi
sistemi di ascolto e non si accontenti solamente delle faccine per
comprendere il punto di vista del cittadino. Gli emoticon, infatti,
hanno una loro utilità ma non necessariamente esauriscono
tutto il sapere che è necessario per creare strategie di
innovazione e miglioramento dei servizi.
D: Qual è l’elemento vincente di "Mettiamoci la
faccia"?
R: Credo proprio sia la semplicità, l’immediatezza, sia
per i cittadini che per le amministrazioni. Il cittadino deve
solamente dire se è rimasto soddisfatto o insoddisfatto e, per
dirlo, ha tre possibilità di risposta che, però, sono
molto evocative perché la forma e il colore rendono espliciti
i significati.
Anche per l’amministrazione è semplice leggere le
informazioni che si raccolgono quotidianamente e raccogliere
i feed back dei cittadini.
D: Quali sono le prospettive di sviluppo di "Mettiamoci la
faccia"?
R: Il progetto si va diffondendo sia all’interno delle
amministrazioni che stanno già prendendo parte al progetto,
sia grazie alle nuove amministrazioni che stanno dando la loro
adesione.
Inoltre ci sono accordi già siglati con associazioni come
Fiaso, Anci, Unioncamere per la diffusione
dell’iniziativa presso le strutture sanitarie, i comuni, e le
camere di commercio. Stiamo anche esplorando la possibilità di
fare accordi con le amministrazioni competenti per promuovere la
partecipazione all’iniziativa da parte di scuole,
università, biblioteche e musei nazionali, prefetture,
consolati e uffici per l’impiego. Abbiamo ormai contaminato
anche il settore privato, con il primo accordo che verrà
siglato il giorno 16 con UniCredit.
Entro la fine dell’anno sarà svolta l’analisi
della sperimentazione condotta in questi mesi dalle amministrazioni
che porterà ad una revisione delle linee guida e di tutti gli
strumenti di promozione e supporto del progetto.
E’ importante che "Mettiamoci la faccia" abbia massima
diffusione, affinché i cittadini abbiano la possibilità
di far conoscere, anche con questa semplice modalità, il
loro punto di vista indicando la loro soddisfazione o
insoddisfazione per i servizi che ricevono.
La cosa interessante che si potrebbe scoprire è che il
“diavolo non è brutto come lo si dipinge”
cioè che le amministrazioni, nella maggior parte dei casi,
offrono un servizio all’altezza delle aspettative.
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